ARTEMIS andy weir

Di cosa parla Artemis?

“Mi chinai sul terreno grigio e polveroso girato verso la grande cupola della bolla Conrad. La sua camera di equilibrio, attorniata da luci rosse, pareva penosamente distante.
È faticoso correre con cento chili di equipaggiamento addosso, anche in presenza della gravità lunare. Vi sorprenderebbe comunque scoprire quanto ci si muova in fretta quando si è in pericolo di vita.”

 

Comincia così ARTEMIS, l’ultima fatica di Andy Weir che già ci aveva rapito con il suo “The Martian” (da noi “L’uomo di Marte” prima e poi “Sopravvissuto” dopo l’uscita del film). Bastano poche righe anche questa volta, per proiettarci in un una nuova avventura. Potenza dell’incipit.

Siamo sulla luna ovviamente, ma questo lo si capiva già dal sottotitolo dell’opera “La prima città sulla luna”. Perchè tutte le vicende si svolgeranno infatti sotto le cupole di Artemis, primo avamposto lunare creato dall’uomo utile soprattutto per i tanti turisti in arrivo dalla Terra.

Una sorta di Gardaland nello spazio, che però come vediamo fin dalle prime battute, non è soltanto lustrini e storia ma anche ricca di pericoli. E non parlo soltanto delle evidenti difficoltà per chi vive a gravità ridotta e con tutte le speciali caratteristiche di una città sulla luna, ma del solito bisogno di denaro a cui nemmeno una colonia spaziale fa difetto (anzi).

E sarà proprio lei, Jazz Bashara, a trovarsi di fronte a scelte particolarmente difficili per risolvere una situazione quasi disperata. Lei che era abituata a piccoli gesti fuori legge per tirare avanti, dovrà ora lottare contro tutti e tutto per salvare la sua stessa vita, i suoi amici e l’intera città.

Chi è l’autore?

Andy Weir è un’altra interessante storia di caso editoriale partito dal self publishing. Il suo primo libro (The Martian) fu infatti pubblicato da lui stesso in origine: prima gratuitamente sul suo blog e poi a 99 centesimi in versione Kindle.  Come è finita ormai lo sappiamo, scala le classifiche di vendita, viene notato da un editore che ne acquista i diritti facendolo divenire prima un successo editoriale e poi anche un film per il cinema.  Facile quindi pensare che la carriera letteraria di Weir sia ora solo all’inizio.

Perchè leggerlo?

C’era sicuramente grandissima attesa per questo nuovo libro di Weir, tanto era stato il successo e tanti i commenti positivi sul suo romanzo di esordio. Difficile quindi mantenere tutta questa pressione, soprattutto se nel frattempo sei diventato uno scrittore di successo con tanto di film da blockbuster.

Diciamolo subito, probabilmente il livello non è lo stesso raggiunto con The Martian. Eppure i motivi per leggere anche questa opera seconda ci sono eccome.

Chiunque abbia apprezzato la meticolosità con cui Weir si prende carico di raccontarci la realtà delle cose, non sarà deluso. Leggendo Artemis avremo in effetti l’impressione di essere davvero sulla luna, imparando a convivere con quei tanti piccoli dettagli che rendono la storia ancora piuttosto vera (non starò qua a discutere su quanto lo sia in effetti, ma l’impressione è che ci sia stato anche in questo caso un grande lavoro di ricerca).

Impariamo a conoscere anche qualche lato “nascosto” della luna, la composizione di alcuni materiali, curiosità su come potrebbe essere la vita con gravità ridotta. E soprattutto soluzioni strutturali molto attuali e interessanti per la reale costruzione di una base lunare. Insomma, Weir ci tiene affinchè il lettore sia dentro la storia, e per farlo ha spiegato tutto il necessario (senza mai risultare pesante peraltro).

La storia è altrettanto coinvolgente, seppur lineare e non propriamente difficile da immaginare nel suo evolversi. I lettori più accaniti riconosceranno ben presto struttura e possibili colpi di scena, ma ciò nonostante credo non potranno fare a meno di leggerlo per il semplice motivo che è scritto bene.

Non è un caso se ho segnato il massimo punteggio sulla “scala Rowling“. Credo davvero possa essere un ottimo romanzo come “entry level” per i nuovi amanti della fantascienza (specie quelli magari che arrivano da altri generi e vogliono provare qualcosa di non troppo pesante o complicato).

Ma anche a me è piaciuto alla fine, in una di quelle letture da svago a cui non chiedere troppo se non appunto il calarsi profondamente in un mondo immaginario e vivere una bella storia di fantascienza…

 

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