Tra le più piacevoli sorprese di questo autunno di letture fantascientifiche, questo libro di Matt Haig è sicuramente tra le migliori. “Come fermare il tempo” mi aveva incuriosito per la trama, ma molto onestamente mi aspettavo qualcosa di non troppo originale (si parla sempre e comunque di persone che vivono tanto a lungo, con la mente che immediatamente riporta dal caro vecchio “Highlander”).

E invece, no. E’ qualcosa di più. Qualcosa di meglio. Qualcosa di originale e per molti versi anche di profondo. Qualcosa che ti lascia modo di pensare tra un capoverso e l’altro, coinvolgendoti con grande empatia non solo in una storia molto distante dalle nostre comuni esperienze, ma raccontando anche di mondi lontani nel tempo in una maniera molto interessante e veritiera.

La trama del romanzo sembra potersi raccontare tutta in una logline del tipo “Un uomo con una disfunzione genetica invecchia molto lentamente potendo vivere tra i secoli cambiando solo di poco il suo aspetto”. Ma la verità è che c’è molto di più. E’ più l’esperienza vissuta di quanto a lungo sia necessario vivere prima di trovare veramente se stessi. Oppure viceversa, quanto non importi vivere a lungo per essere davvero felici o realizzati.

Si parte dalla vecchia Inghilterra elisabettiana, passando attraverso la peste e i secoli bui, prima della rinascita culturale e musicale di una Parigi bohemien. E poi ancora sulle rotte marine che hanno ridisegnato e ampliato il mondo. Infine dentro le città che diventavano sempre più vicine a come le vediamo ora. Solo. Perchè come è facile immaginare, non sono in molti ad avere questo tipo di possibilità di lunga vita. E quelli che scoprirà essere come lui, non sempre saranno ciò di cui ha davvero bisogno.

Ci sono fondamentalmente due cose che mi hanno affascinato in questo libro. La prima sono gli intermezzi dei secoli passati, narrati senza troppa pesantezza ma ricchi di dettagli anche non troppo conosciuti, in modo da darci sempre qualcosa di più rispetto ad un semplice passaggio utile solo a farci conoscere qualche sviluppo importante per la trama. Conosciamo per esempio il perchè avere i “denti neri” di carie, un tempo era considerato un segno di potere e di bellezza. Scopriamo qualche dettaglio su personaggi storici realmente esistiti che arricchiranno il racconto. E soprattutto, vedremo come allargare lo sguardo sullo scorrere del tempo, funziona un po’ come guardare tutte le cose dall’alto a una certa distanza. Vediamo un quadro più globale. Abbiamo consapevolezze più elevate e il pensiero al lungo periodo, piuttosto che le passeggere vicende quotidiane.

“Per come la vedo io si tratta di un problema legato al vivere nel XXI secolo.  Molti di noi possiedono tutte le cose materiali di cui hanno bisogno, perciò ormai il compito del marketing è legare l’economia alle emozioni, indurci a credere di avere nuovi bisogni spingendoci a volere cose di cui non avevamo mai avuto bisogno. Ci spingono a sentirci poveri con un reddito di trentamila sterline l’anno. A pensare di aver viaggiato troppo poco se abbiamo visitato solo dieci paesi stranieri. A sentirci vecchi se abbiamo una ruga. A sentirci brutti se le nostre immagini non vengono ritoccate o abbellite da filtri.”

Non è una visione nuova, ma la seconda cosa che ho apprezzato è lo stile dell’autore, come se Haig davvero ti tenesse per mano e ti raccontasse la sua storia vera. Ti mettesse di fronte tutti i punti oscuri a quello che è il sogno di vivere per sempre. “Degli attimi fuggiti è fatto il sempre” è la citazione di Emily Dickinson che meglio esprime il concetto. Il peso di tutti quegli attimi fuggiti, è invece quello che viene rappresentato in questo libro.

Scrittura impeccabile. Trama avvincente. Analisi interessanti. Vari livelli di lettura e di profondità. Tante emozioni. Cos’altro chiedere ad un buon libro?

 

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