Partiamo dalla base: dal 24 settembre su Netflix, sono usciti i primi due episodi della nuova serie Star Trek, Discovery. Perchè  era tanta l’attesa? Beh, intanto perchè le gesta sul franchise creato da Roddenberry, si erano interrotte nel 2005 dopo la serie “Enterprise”.

Ma non è l’unico motivo per cui si è creato un hype così alto: da una parte infatti,  il mondo delle serie televisive si è incredibilmente sviluppato e le possibilità (anche economiche) di produrre un’opera di alto livello sono estremamente maggiori rispetto agli ultimi tentativi; dall’altra, la serie Discovery si colloca solo un decennio prima degli eventi narrati nella classica “Original Series”, motivo per cui molti fan sono in fibrillazione per vedere come saranno rappresentati nel dettaglio personaggi, ambientazioni e tecnologie così vicini a quelle di Kirk e compagni.

Recensire una serie del genere quindi, diventa praticamente uno schierarsi in quella che molto probabilmente sarà una lotta di giudizi senza quartiere. Come purtroppo, molto spesso accade ultimamente su praticamente ogni opera uscita al cinema o in televisione.

Sono altresì piuttosto convinto che fare recensioni non sia un modo per dare giudizi assoluti su qualcosa, quanto piuttosto dare un punto di vista soggettivo. Bando alle ciance quindi, il mio è estremamente positivo e vi elenco un paio di motivi per cui la visione mi ha dato sensazioni positive:

  • Siamo chiaramente e immediatamente proiettati nelle atmosfere di Star Trek, cosa non così scontata. Molti tentativi del franchise infatti, a prescindere dalla qualità, non erano così identificativi. Qua invece, nonostante visivamente sia tutto completamente diverso, siamo subito di fronte a simboli e richiami che ci riportano al nostro vecchio amore.
  • Lo spettacolo visivo: come si diceva sopra, le possibilità di fare cose egregie dal punto di vista visivo, oggi sono molteplici. Anche qua però, non è così scontato saperle usare bene. In Discovery, mi pare che almeno dal questo punto di vista, sia tutto perfetto e coinvolgente.
  • Il trio di comando: diciamolo, Star Trek per molti versi è anche e soprattutto un trio di protagonisti che con le loro dinamiche personali hanno contribuito in modo basilare all’evolversi delle storie. Ecco, senza fare scomodi paragoni (impossibili al momento), diciamo che le dinamiche tra la gerarchia di comando, offre possibilità di sviluppo interessanti.
  • La sigla: sembrerà banale, ma la sigla di questo Discovery è una delle più belle che abbia mai visto riferite alla saga (ma anche in generale probabilmente è una delle meglio riuscite)
  • Viva le donne: nel ’66 quando uscì il primo Star Trek, una delle sorprese maggiori era avere una donna e pure di colore nella plancia dell’Enterprise. I tempi sono cambiati, anzi, si sono proprio ribaltati. Tanto che in plancia abbiamo soltanto un essere umano maschio.  Meglio così!

Ovviamente siamo solo ai primi episodi, per cui moltissimo dipenderà proprio dai prossimi sviluppi. Ma come detto qualche motivo di speranza c’è e la visione risulta comunque molto piacevole (sempre che non si guardi con gli occhi di si aspetta di tornare indietro nel tempo).

Ci sono però anche dei dettagli che non ho ancora digerito completamente:

  • I Klingon: inutile girarci intorno, ho letto tutte le possibili spiegazioni per aver dato ai Klingon un aspetto così diverso, ma resta il fatto che l’impatto visivo è piuttosto spiazzante per chi da 50 anni si è immedesimato nella serie (c’era davvero questo bisogno di rinnovamento in una serie che già ha tutto di diverso?).
  • [MINISPOILER] La gerarchia di comando: se c’è una cosa che conta nella Federazione, è obbedire agli ordini (almeno quelli del proprio capitano). Nella prima puntata invece, viene proposto una sorta di “ammutinamento” davvero poco compatibile, a mio avviso, con un primo ufficiale.
  • Una plancia “aliena”: il mondo di Star Trek è sempre stato molto ricco di entità aliene, certo però, se pensiamo che questi fatti si svolgono dieci anni prima la serie originale, fa specie che in plancia di comando ci siano tante razze diverse (e anche una specie di robot).
  • Tecnologia superiore: o quanto meno molto diversa. Una delle critiche che maggiormente ho sentito infatti, è la totale diversità tecnologica rappresentata sulle navi della Federazione. Non posso che acconsentire, lasciando che pian piano il mio cervello si abitui a questa “sospensione del ricordo” e accetti il nuovo mondo tecnologico e visivo (onestamente non si poteva certo riproporre quanto visto negli anni sessanta, però spero non stravolgeranno proprio tutto…).

In definitiva ci sono, come spesso accade, diversi motivi per essere contenti di questo Star Trek Discovery, e alcuni altri per rimanerne delusi. Alla seconda puntata però, preferisco di gran lunga lasciarmi trasportare da quelli più positivi!

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