A domanda secca ‘servono ancora le recensioni online’ la risposta altrettanto secca potrebbe e dovrebbe essere ‘naturalmente, si’. Però i motivi per cui prendersi invece un po’ di tempo per rispondere ci sono eccome. Sto ovviamente parlando delle recensioni di libri sulle pagine online dei vari siti o blog personali, più ancora che quelle nei vari book shop (su cui proprio ci sarebbe da fare un discorso a parte).

Le recensioni online: pregi e (tanti) difetti

Ammetto che, soprattutto nell’ultimo anno, leggere recensioni sta diventando sempre più fastidioso per me. I motivi sono piuttosto semplici e potrei riassumerli così:

  • La maggior parte sono in realtà delle semplici segnalazioni, fatte quasi esclusivamente per indicizzare (tralasciando il fatto che leggere sempre quel trafiletto copia/incollato dalla quarta di copertina, ottiene in realtà l’effetto contrario, particolarmente sgradita questa duplicazione per i motori di ricerca)
  • Risulta spesso evidente come alcune siano palesemente degli “scambi” di qualche genere, una marchetta più o meno velata atta a uno scopo preciso (un click, un favore, un interesse di pubblicità e via dicendo)
  • I toni sempre più con giudizi “assoluti” in positivo o, più spesso, in negativo (sapendo benissimo che parlare male è più facile e crea più discussioni)
  • Un abbondare fin troppo ampio di pareri differenti, mischiando giudizi troppo personali (che ovviamente quindi sono soggettivi e disparati) senza esprimere critiche oggettive sul testo magari
  • Lo stile spiccio, sbrigativo e semplicistico di molte di queste: scrivere una recensione credo sia una delle cose più difficili in assoluto, bisogna non solo avere una base molto forte, ma anche saper scrivere e raccontare le proprie impressioni.  Anche i migliori esperti (o presunti tali) non è sempre detto sappiano anche comunicare al meglio i loro pensieri.
  • Sono davvero “troppe”: non mi capacito (se non per i motivi di cui sopra) di quante persone sentano il bisogno di esprimere il loro giudizio su così tante opere (da davvero TUTTI questi libri vi scatenano una voglia così irrefrenabile di dire la vostra in merito? Non basta magari scrivere un paio di righe negli spazi di recensione apposita?)

Insomma, per quanto mi riguarda quello che era un iter classico nella scelta di un libro (cerco il titolo, leggo le recensioni, compro il libro), sta diventando piuttosto complicato. Certo, a lungo andare, ognuno restringerà il suo cerchio di “recensori” affidandosi solo a un paio di utili consigli ormai collaudati (per bravura dell’autore della recensione, per affinità di gusti o ambo le cose). Ma resta il fatto che i tanti che cercano di affacciarsi le prime volte a questo “mondo” (o anche quelli meno abili a muoversi con i nuovi mezzi di comunicazione) si troveranno bombardati di link, voci, urla e strilli di ogni genere diverso. E questo per praticamente OGNI libro che andranno a cercare. Amo la libertà di pensiero. Amo la possibilità che ognuno possa esprimere la propria opinione. Ma è necessario un modo per garantire anche che questa libertà, non diventi caos. Escludendo quindi la possibilità di limitarne il numero (non si saprebbe poi nemmeno come fare anche volendo), abbiamo alcune possibilità che magari non elimineranno il fenomeno, ma valorizzeranno la qualità delle migliori.

L’inversione di tendenza: come cambiare il mondo delle recensioni?

Partiamo dalla base, come abbiamo detto di solito chi scrive recensioni lo fa per due motivi principali: per avere un qualche tornaconto (che siano click, favori, immagine, vendita, ecc.) o perchè si ha qualcosa da dire su un opera che ci ha dato qualcosa (in positivo o in negativo). O tutte e due le cose insieme naturalmente. Ecco, riuscire a distinguere (e premiare) l’equilibrio migliore tra le due cose è quello che forse possiamo fare. Ma come fare a “premiare” quelle che riteniamo migliori (e viceversa)? Beh, c’è subito una cosa molto semplice che possiamo fare: non commentare quelle che non ci piacciono. Commentare, anche in maniera negativa, le recensioni che non ci sono piaciute (attenzione, sto parlando non di quelle su cui non siamo d’accordo, che è legittimo, ma proprio quelle che palesemente vediamo rientrino nella prima categoria di cui sopra), non farà altro che valorizzarle. Aumenterà il loro ranking sui social, avranno più engagement, otterranno in pratica lo scopo per cui sono state fatte. Vale per tutte le cose sui social: se non ci piace, è inutile scrivere che non ci piace in un  commento, perchè non faremo altro che valorizzare proprio quei contenuti che non ci piacciono. Che è poi il motivo per cui molto spesso queste recensioni, hanno toni accesi e fortemente connotati nel lato estremo di un giudizio. Per scatenare dibattito. O viceversa, sono totalmente banali e con poco contenuto, quando si mira solo a indicizzare senza perdere nessuna delle parti. Viceversa, risulta evidente come il primo modo per “aiutare” quelle fatte meglio, sia proprio il condividerle. Commentarle, far sapere all’autore che il suo lavoro è stato apprezzato non è solo un buon modo per ringraziarlo, ma anche il sistema migliore per valorizzare questo percorso di qualità. Sembrerà banale, ma purtroppo molto spesso sui social accade l’esatto contrario: si tende ad annuire silenziosamente (o con un like striminzito) alle cose che ci piacciono, mentre ci si scaglia in flame senza tregua con le cose che non ci piacciono.

La percezione delle recensioni

C’è poi un punto importante nella questione. Senza stare a tirare in ballo i recensori a pagamento (su siti o su shop), c’è una cosa che non verrà mai ribadita abbastanza: le recensioni, di qualunque tipo esse siano, spostano praticamente NULLA in termini di venduto (e per la stragrande maggioranza dei siti, anche in termini di visite). Bisogna cominciare a pensare, soprattutto da parte degli autori, che a parte la soddisfazione per il proprio ego, l’utilità reale di recensioni “forzate” (a pagamento o per scambio di favori che sia) è pari a zero, virgola. Anche qua, banale dirlo (o ribadirlo), ma se cominciamo a togliere tutte le recensioni “a richiesta” più o meno esplicita, togliamo di torno già una buona parte di “fuffa”.  Smettere di pensare alla recensione come a un “qualcosa che porti qualcosa”, è il primo passo per vedere solo e soltanto quelle di chi ha davvero qualcosa da dire su un opera. Viceversa, è vero anche un altro aspetto. Si accettano molto più volentieri delle più o meno false recensioni positive, che non quelle più vere ma negative. Chi infatti decide di recensire un libro in maniera spassionata e senza secondo fine alcuno, può ritrovarsi di fronte a feroci critiche da parte chi non concorda sulle sue opinioni. Non ultime quelle dell’autore stesso, specie in un ambiente molto ristretto come quello della fantascienza magari (quasi impossibile infatti, vedere un libro recensito in maniera molto negativa se i rispettivi autori sono poi alle stesse fiere e sulle stesse pagine online). C’è quindi anche un atteggiamento (e un sistema) di fondo che forse andrebbe rivisto, ma qua la soluzione è ancora più difficile.

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