Fin dalla loro uscita, tra Stranger Things e Dark sono stati fatti moltissimi paragoni. Non sempre azzeccati a dire il vero. Ma ora, dopo aver visto rispettivamente la terza e la seconda stagione, possiamo dire senza più alcun dubbio che le due serie hanno veramente poco in comune…

Stranger Things Vs Dark

Come mai allora si è fatta subito questa associazione? Beh, probabilmente perchè entrambe le serie tv hanno come protagonisti un gruppo di ragazzini. Ma già da qua si deve fare un netto distinguo: se Stranger Things ci racconta le vicende di bambini alle soglie dell’adolescenza, in Dark abbiamo a che fare con un gruppo di teenager già abbastanza maturi e certamente con un approccio molto più adulto alle vicende raccontate (e alle prese con problemi personali ed emotivi decisamente più profondi).

Non c’è dubbio però che il vero (e forse unico) punto d’unione tra le due serie, è il fatto di avere in tutto o in parte a che fare con ambientazioni degli anni ottanta. Anche in questo caso però, se in Stranger Things le mode e le citazioni dell’epoca si sprecano (e anzi, ne sono struttura portante, anche nel modo di raccontare), in Dark è semplicemente un passaggio della narrazione che rimane sempre e comunque la parte preponderante.

Poi forse si potrebbero notare somiglianze molto generiche per quanto riguarda le atmosfere cupe, con una forte componente “horror” e di mistero soprattutto nella prima stagione di Stranger Things, e il sottile alone di mistero che caratterizza gran parte dell’esordio di Dark.

Tutto qua. Perchè poi le storie vanno avanti e mai come ora, dopo aver visto le due ultime stagioni di entrambe le serie, possiamo coglierne appieno le differenze più che le similitudini.

Stranger Thing 3 vs Dark 2

stranger things

Veniamo quindi alle ultime stagioni presentate su Netflix in questo periodo, che hanno forse definitivamente sancito le strade (nettamente) diverse prese dalle due Serie tv.

Partiamo dalla base, stiamo parlando di due serie di altissima qualità, per cui il problema non è tanto stabilire quale sia oggettivamente la migliore, ma coglierne le caratteristiche per cui sta diventando quasi impossibile ormai, fare questo tipo di paragone.

Da una parte la terza stagione di Stranger Things, ha consacrato l’orgia nostalgica degli appassionati fan degli anni ottanta. Mai come in questa stagione abbiamo ritrovato citazioni continue, dalle più eclatanti (“Ritorno al Futuro” proiettato al cinema, così come “La Storia Infinita” cantata in duetto…) fino alle meno palesi (difficile non pensare anche a “Blob il fluido che uccide” o “Terrore dallo spazio profondo” per esempio…).  La sensazione che ne deriva però, è di una mancata originalità, un deja-vù continuo di qualcosa di già visto.

L’altro grave problema (secondo me) di questa stagione, è un eccesso di “ironia” e comicità. Non che la serie non lo consenta, ci sono personaggi tipicamente divertenti che non lesinano battute e situazioni umoristiche. Però il trovare queste “gag” anche nei momenti di totale pathos emotivo, e quasi fastidioso (eclatante appunto, il duetto vocale proprio all’apice della storia che rende tutto abbastanza ridicolo). Comunque tutto ben lontano dalle atmosfere horror (e seriose) che avevano contraddistinto la prima serie.

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Viceversa, dall’altra parte abbiamo un Dark che proprio in questa seconda stagione ha preso ancora più coscienza. E’ diventato non solo più maturo, ma è riuscito ad aggiungere qualcosa sia nella narrazione (che è sembrata decisamente più chiara e comprensibile anche nei continui viaggi temporali), sia nella descrizione dei personaggi che ora abbiamo la possibilità di vedere in tutta la loro interezza.

Senza contare di come sia riuscito a dipanare la matassa di complicatissimo intreccio temporale su quattro livelli di profondità. Un lavoro degno di “Inception” che oltretutto ha mantenuto una certa originalità di esposizione, aggiungendo una lettura quasi filosofica di questa eterna lotta tra il bene e il male (e sfumature annesse).

La mia personalissima lancetta di preferenza quindi, è ormai nettamente spostata verso la produzione tedesca che ritengo la vera sorpresa in positivo dell’annata fantascientifica televisiva. Ma, c’è anche una chiave di lettura per cui potrei (e dovrei) ribaltare questo giudizio: l’empatia.

Il finale di Stranger Things infatti, è struggente. Ci coinvolge nelle emozioni dei personaggi, tanto da farci venire il magone in gola proprio quando dobbiamo lasciarli andare. Dopo tante risate (anche nei momenti sbagliati), ecco che gli ultimi dieci minuti rendono onore solo ai sentimenti, e noi siamo lì con loro, presi al cuore. In Dark invece, è decisamente più difficile raggiungere questa empatia. I personaggi, per quanto ben delineati e costruiti, sono anche piuttosto distaccati a livello emotivo. Loro provano emozioni (e tante), ma non riescono a trasmettercele in pieno, nemmeno nei momenti di grande pathos.  E’ tutto dannatamente bello e ben fatto, ma forse non emotivamente coinvolgente.

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