Che l’arrivo di Netflix abbia letteralmente rivoluzionato l’industria del cinema in televisione è un dato di fatto. Tanti investimenti, pellicole di qualità con attori e registi di prima fascia, nessun timore reverenziale di affrontare generi e tematiche anche complicate. E aver acquistato i diritti per la distribuzione di “THE DISCOVERY” (“La Scoperta” in Italia) segue esattamente queste linee. Buon per chi ha deciso di utilizzare questo servizio online, che potrà godersi una pellicola decisamente interessante.

The Discovery: la scoperta scientifica del Paradiso

Cosa succederebbe al mondo se di punto in bianco uno scienziato (Robert Redford) costruisse una macchina capace di provare scientificamente l’esistenza di un livello di vita superiore dopo la morte? Se scoprisse che l’Aldilà non è solo una metafora spirituale o una convinzione religiosa, ma un vero e proprio piano dell’esistenza da vivere dopo la nostra morte?

E’ la domanda iniziale che pone questo film prodotto da Netflix e diretto dal giovane regista (e attore) californiano Charlie McDowell, volto non molto noto per ora (un film all’attivo e qualche regia nella Serie TV “Silicon Valley”).  Nel cast però sono ben altri i nomi certamente già conosciuti dal grande pubblico: dal mito Robert Redford (lo scienziato autore della scoperta) a Jason Segel (conosciuto soprattutto per la serie “How I Meet Your Mother” oltre che per altre commedie divertenti), da Rooney Mara (ottima attrice in Carol, Uomini che odiano le donne, Effetti collaterali e tanti altri) a Jesse Plemons (The Program, Fargo Serie TV, Il ponte delle spie, solo per citarne alcuni).

Insomma una produzione e un cast di alto livello. Ma lo è stato anche il film? Il pericolo della tematica proposta è che ovviamente è già stata trattata in tutti i modi possibili e immaginabili. Parlare della vita dopo la morte è sempre difficile e si rischia facilmente di scivolare nelle banalità già trite e ritrite.

Se non altro fin dai primi minuti siamo subito trascinati dentro la storia. Siamo subito parte di questa scoperta e persino degli effetti che questa nuova consapevolezza ha avuto nel resto del mondo (non è poi forse quello il punto centrale?). Il film però non si preoccupa di vivere il destino globale dell’umanità alla rivelazione (se non per qualche “particolare”), quanto piuttosto quella di un paio di protagonisti: lo scienziato, i suoi figli e un amore sbocciato proprio al culmine della disperazione (in effetti si potrebbe anche dire che The Discovery è a tutti gli effetti una bella storia d’amore…).

Accentrare tutto in questo modo giova allo spettatore, che può limitarsi a seguire l’evolversi di una sola storia cercando anche di entrare in empatia con i pochi personaggi proposti. In questo senso però, l’obiettivo non è completamente centrato. E’ proprio la mancanza di empatia (forse complici alcuni pezzi decisamente lenti) fino alle fasi finali della storia, a richiedere una particolare concentrazione per seguire alcune fasi in teoria salienti della narrazione.

Per fortuna tutti risultano piuttosto bravi e credibili in questa situazione estrema, per cui assistiamo a una prova teatrale di buon spessore che rende piacevole la visione anche ai meno pazienti.

Poi c’è la trama, che vive ovviamente di una rivelazione già fatta in partenza, ma che come ogni buona sceneggiatura che si rispetti, prevede anche un cambio di paradigma. Un “deus ex machina” che in effetti sembra funzionare piuttosto bene e rende “The Discovery” un interessante pellicola del genere.

Forse non risponderà a tutte le domande che ci ha posto inizialmente, ma di sicuro lascia qualche spunto su cui riflettere. Non è forse questo un segno di un film riuscito?

 

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