Ho appena finito di leggere Ubermensch di Davide del Popolo Riolo (edito da Delos) e quando arrivi al termine di un libro e senti il bisogno di parlarne, di solito è un ottimo segnale. Sono rimasto colpito infatti, dalla scrittura di questo testo, che ha certamente diversi spunti interessanti da approfondire.

Avevo già apprezzato lo stile di questo autore, avendo letto in precedenza sia “De Bello Alieno” (romanzo con cui nel 2014 si era portato a casa sia il Premio Odissea che il Premio Vegetti), sia diversi racconti apparsi su riviste e pubblicazioni. Quello che in generale mi piace di lui è che ci troviamo di fronte a una scrittura semplice e scorrevole, quasi d’altri tempi per leggerezza, ma che parimenti ci consegna anche un senso di profondità e di cura. Si percepiscono proprio la passione e la consapevolezza che l’autore mette in ogni riga.

In questo caso poi, credo si possa parlare di una piena maturazione artistica. Perchè qua i raffronti sono importanti e ben vivi nella mente. Una storia che parla di un mondo dominato dai nazisti, dove Hitler ha vinto tutte le battaglie che si è trovato davanti, riporta subito alla memoria quel “La svastica sul sole” di Dick (o più recentemente della sua stessa rappresentazione televisiva in “The man in the high castle“).  Un confronto impari, in cui però Davide del Popolo non sfigura affatto.

ubermensch davide del popoloE non sfigura nemmeno se spostiamo il paragone verso altri esempi ancora più attinenti, dove in effetti si immagina proprio un mondo alternativo in cui il nostro “super-uomo” sia nato in luoghi diversi, magari nel pieno del comunismo staliniano come raccontato in “Superman – Red Son“.

Non è quindi tanto il tema portante a fare dell’opera di Del Popolo un romanzo unico nel suo genere. E’ proprio il suo modo di raccontarcelo. Una storia che si sviluppa su più strade parallele, in tempi diversi ma soprattutto con modi e punti di vista differenti, tanto da dipingere pian piano un quadro sempre più ampio e dettagliato dei personaggi e delle storie che vivono in questo mondo alternativo.

Una trama talmente ben costruita da consentire di inserire nel racconto anche diversi nomi conosciuti, parte della nostra storia (pur in altre condizioni storiche ovviamente), incastrandosi perfettamente in questo nuovo contesto e riconoscibili per le loro stesse caratteristiche reali. In alcuni casi, anche subendone la stessa fine, come a indicare quanto il destino possa essere beffardo e scritto al di là dell’universo in cui è calato.

Mi è piaciuta molto anche l’evoluzione dei personaggi, che impariamo a conoscere non solo dagli eventi narrati nel presente, ma anche da flash-back ben studiati che aiutano a comprendere meglio il perchè di alcune scelte e ci accompagnano verso un finale tutt’altro che scontato che però ha attinenza proprio con ciò che di loro avevamo scoperto fino a quel momento (c’è indubbiamente un colpo di scena finale, ma non è così “campato in aria” come capita alcune volte per pura ricerca della sorpresa… ne percepiamo il senso proprio per come ci ha mostrato l’evoluzione dei personaggi fino a quel punto).

Infine un ultimo appunto, a cui però tengo molto. Si parla sempre molto di come i migliori libri di fantascienza facciano parte soprattutto del passato editoriale. In questo stesso libro c’è una sotto-trama che racconta proprio di questa passione per la fantascienza e di come per certi versi sia un genere molto sottovalutato e non conosciuto. Io credo però che questo libro (e altri del nostro presente di pubblicazioni fantascientifiche), abbiano anche un’altra valenza intrinseca. Il modo di scrivere questa storia  (non prettamente originale come idea generale), è perfetto in stile, ritmo e struttura per arrivare a un pubblico ampio di lettori, magari anche giovani e interessati all’argomento. Magari che non hanno idea di chi sia Dick, nè tantomeno Mark Millar. E, magari, faranno invece il percorso inverso: conosceranno vecchi classici partendo da un’opera moderna.

Di certo, è una lettura che credo possa piacere praticamente a tutti, mettendo d’accordo anche chi si trova in mezzo nell’eterna lotta tra l’antico e il moderno (almeno in ambito editoriale).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *