Io leggo e Tu? E se il modo per coinvolgere i “non lettori” fosse un altro?

Io Leggo e Tu? Avete presente quella campagna (che tanto sta facendo discutere) per promuovere la lettura? Quella dove si sono utilizzati personaggi famosi che raccontavano la loro passione per i libri, per intenderci.

Bene, io invece credo che non potrai mai coinvolgere nessun nuovo lettore dicendo che ci sono storie fighe o emozioni incredibili da provare. Chiunque ha letto un buon libro sa già che è così. Per chiunque non ne abbia letto uno invece, sono solo altre parole vuote. E’ come soffiare dentro un fischietto per cani. Se non sei un cane, semplicemente non sentirai un bel niente.

Quello su cui bisogna puntare è la magia. No, non quella che proviamo quando ci immergiamo in una storia e lasciamo volare la nostra fantasia e il nostro cuore. Anche quella è magia certo, ma torniamo al punto precedente. Non è una cosa che puoi spiegare a chi non ha letto. Anzi, non è proprio una cosa che interessa chi non ha mai letto nulla. E’ come parlare di scie chimiche a Paolo Attivissimo.

La magia a cui mi riferisco è tangibile. Documentabile (o quasi). E’ più o meno la stessa magia che avviene quando qualcuno si siede sul lettino del proprio psicoterapeuta e pian piano riesce a districare i suoi problemi. In quel caso, la magia è diventata da tempo scienza. La Psicologia ha spiegato come e perchè avviene quel tipo di aiuto. La magia è in qualche modo rivelata, tanto che ora in molti al momento del bisogno, vi si affidano senza problemi. E lo fanno perchè sanno che in qualche modo, li può aiutare.

Ecco la magia che intendo. Trasformare il labile appiglio di proporre emozioni, con quello decisamente più pragmatico di ottenere aiuto. Smettere di divulgare il libro come dispensatore di emozioni immaginarie (per chi non legge) e considerarlo uno strumento pratico per aiutare l’essere umano a migliorare se stesso.

E’ un cambio di paradigma che, sono convinto, persino molti appassionati lettori faticano a comprendere. O meglio, a condividere. Perchè loro quella magia la vivono da sempre. Anzi, c’è quasi una sorta di velato egoismo nel pensare che forse, chi non vuole leggere, non merita di leggere. Ma sarebbe come pensare che chi non vuole studiare, non merita un’istruzione. Tutti la meritano, ovviamente. E molto spesso tutto parte da un messaggio sbagliato o che non è, quanto meno, riuscito a fare “presa” sufficiente per tutti.

Ma torniamo alla nostra magia. C’è un meccanismo che forse è troppo spesso sottovalutato quando iniziamo a leggere un libro. E intendo proprio qualsiasi libro, a prescindere se abbiamo in mano “1984” di Orwell o “Harry Potter” della Rowling (quindi non c’entra la complessita della storia o della scrittura).

Leggere, ovvero conoscere le regole che collegano il codice di scrittura al suo significato, è una pratica che agisce direttamente sulla struttura e sulle funzioni del nostro cervello. Lo fa fisicamente a livello neuronale (perchè il nostro cervello realmente si modifica di conseguenza), e lo fa psicologicamente a livello di immaginazione.

Il “meccanismo di anticipazione” che svolgiamo in maniera automatica durante la lettura (ovvero quando il nostro cervello “immagina” quello che è scritto ancora prima di averlo completamente decifrato), non è utile solo per leggere ma anche nella nostra comprensione delle cose. Tutte le cose.

Leggere quindi sviluppa e forma direttamente il nostro cervello e la nostra immaginazione. Aiuta “fisicamente” a poter comprendere meglio il resto del mondo. Più leggiamo, più stiamo aiutando noi stessi a migliorare. Più leggiamo e più abbiamo chiavi per aprire le nostre porte.

Non stiamo più parlando, soltanto, dell’aiuto che ogni romanzo di formazione (per esempio) può dare nel comprendere alcune dinamiche umane in determinati momenti della nostra vita. Si parla invece di poter avere più possibilità per comprendere qualunque cosa ci possa capitare.

Se potessimo avere braccia più forti per sollevare un peso, non le vorremmo? Se potessimo avere polmoni più capienti per fare una corsa non li vorremmo? Perchè allora non voler avere un cervello migliore per comprendere il mondo?

Si dovrà però avere pazienza. Perchè non è un cambiamento tangibile nell’immediato. Non è un super potere (o forse si?). Non succederà nulla di eccezionale. A patto di non considerare eccezionale poter vedere il mondo con occhi sempre diversi. Poter ambire a vedere persino un mondo che ancora non esiste. Mondi che forse non esisteranno mai.

Ecco la magia di cui parlo. Quella che avviene nei nostri neuroni quando cominciamo a leggere. E non è che la piccola ciliegia su quell’enorme torta che è un libro. Ogni viaggio comincia da un piccolo primo passo però. E se è la motivazione che manca, se non vi basta il fatto che miliardi di persone che hanno già provato questa magia vi dicano che esiste un mondo meraviglioso tra quelle pagine (miliardi di mondi meravigliosi a dire il vero).

Beh, allora fatelo per i vostri maledetti neuroni. Un giorno, vi ringrazierete (a vicenda).

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